Ieri sono andata al cinema e il film devo dire mi è piaciuto davvero moltissimo...
E' allucinante pensar a certe cose.Quasi mi veniva da piangere a pensare come siamo messi...
Questa è la recensione che ho trovato che un pochino mi piaceva di più...Sevolete darci un occhio...
Consigliatissima anche la colonna sonora che reputo splendida...
Il Caimano: Moretti re del melodramma
di Geppy Rippa da il Denaro del 29 marzo 2006
Enrico Ghezzi, padre di Blob e Fuori orario su Raitre - scriveva qualche giorno fa il "Corriere della Sera" presentando un'intervista proprio al critico che si occupa di cinema, televisione, immagini passate, presenti e future (o meglio ne è occupato) - un tempo era amico di Nanni Moretti, ora si dichiara "simpatizzante con la sua antipatia". Bene un giudizio sul Caimano da parte di Ghezzi? "Teneramente orrendo, intensamente depresso e deprimente; anche nel suo essere sempre costruitissimo e sorvegliatissimo, senza un battito d'ali di cinema". Un giudizio severo che si iscrive in quel quadro di esaltazione o feroce critica; partecipazione o distacco; preoccupazione o pressappochismo. Come volevasi dimostrare, il "Caimano", l'ultima fatica di Moretti, non è fatto per le molteplici tonalità di grigio, ma si muove freneticamente tra i due poli di colore, bianco e nero, della scala di reazione del pubblico. Impossibile, infatti, restare nel mezzo quando si parla di politica e arte in Italia, figuriamoci in un periodo di profondo conflitto elettorale come questo.
Bene, noi a dire il vero abbiamo apprezzato molto, in questa congerie di giudizi, quanto un maestro di cinema come Turi Vasile ha scritto su questo celebratissimo film. "La prima reazione che desidero riferire è la mia sconfinata ammirazione per la geniale promozione che Nanni Moretti, o i suoi consiglieri, hanno saputo imbastire per assicurare al film un trionfo 'a prescindere...' come direbbe la buonanima di Totò.
Nanni Moretti e i suoi consiglieri - prosegue Vasile - si sono rivelati maestri nello sfruttare le regole del mercato che dicono di vituperare inserendosi al momento giusto nel clima incandescente della vigilia elettorale, scritturando la star più popolare del firmamento per dare forza al cast: Silvio Berlusconi. L'annunciato successo è stato inoltre propiziato dalle piccole superstizioni del Maestro, come quella scaramantica di voler uscire a tutti i costi in prossimità dell'aprile, mese per lui porta-fortuna". L'opera è comunque di ottima fattura, girata magistralmente e bene interpretata sopra tutti da un patetico Silvio Orlando e una superlativa Margherita Buy; meno bene dagli altri, compresi Michele Placido e lo stesso Moretti che invece di interpretare recita come se stesse dando l'intonazione a un attore inesistente. E allora perché il film non risponde alle attese della vigilia?
Semplicemente perché vi si rappresenta un cinema dietro le quinte comprensibile solo dagli addetti ai lavori; certe citazioni, certe esperienze, certe allusioni sono chiare solo a pochi rispetto al grande pubblico e il tutto sembra confermare il luogo comune secondo cui il cinema nel cinema non è cinema.
Il racconto, inoltre, della irresistibile ascesa del Fondatore di nuove città, reso frammentariamente e con interpreti diversi compreso Berlusconi in persona, non riesce a dar vita a un eroe del bene o del male secondo i gusti del pubblico che non ha modo di detestarlo nè di amarlo presentato così.
Le scene a lui dedicate irrompono nel plot, ora in forma di sogno, ora con cronache dal vero, ora con invenzioni fantastiche, sono tutte sopra le righe con forzature eccessive che invece di divertire come era nei voti provocano nello spettatore un certo frastornamento per difetto di sceneggiatura e inducono molti a una indifferenza per eccesso di effetti.
A noi che siamo tra gli irriducibili ammiratori di "Ecce Bombo" del primo Moretti, di un film che per la sua povertà è riuscito a entrare per la cruna dell'ago nell'eden della grazia poetica, il Caimano sembrerebbe destinato, poichè ricco, a non varcare la soglia del paradiso.
Berlusconi e le forzate parodie a lui dedicate, sembrano un pretesto per raccontare la storia di una crisi coniugale.
Per la verità non ci è dato conoscere le motivazioni della crisi presa in medias res; ma essa occupa trasversalmente tutto l'arco del film, con accento appassionato e compassionevole e dà ai suoi interpreti l'occasione di una recitazione perfetta.
E qui ritorniamo a sottoscrivere la lucida critica di un maestro come Turi Vasile ".. Tutto ciò conferma quel che da tempo vado sostenendo: il successo di Moretti non si deve tanto al suo tono in apparenza ironico e disincantato; il suo autentico e semisommerso mondo ha sconcertanti affinità col melodramma.
La lacrimevole storia del marito innamorato pazzo della moglie che lo respinge, il padre attaccatissimo ai figli che sono "piezz'è' core", il suo smarrimento di sedotto e abbandonato, sono rappresentati dall'autore con sentita partecipazione.
Tutto questo appartiene al nobile genere del melodramma per il quale l'Italia è conosciuta nel mondo..".
Moretti dunque, appartenente alla media borghesia pariolina alla ricerca, sospinto da una sua nevrosi di angoscia, di qualche cosa di "sinistra" che invoca vanamente dagli altri e che non trova nemmeno in sé, approda trascinato dal suo inconscio alla sua vera vocazione sentimentale: il sentimentalismo.