«I lampi della fotocopiatrice in faccia, l' allontanamento dell' insonnia da ogni cosa, una copia di una copia di una copia.
Tu non tocchi niente e niente tocca te.
Il buco nella guancia, la tumefazione nerastra intorno agli occhi, la cicatrice gonfia e rossa del bacio di Tyler sul dorso della mano, una copia di una copia di una copia.»
15-03-2006@17:04.15
equilibri instabili
(2 commenti)

Vincent Malloy è un bravo bambino
ha sette anni ed è assai perbenino.
Per la sua età ha virtù assai rare
ma a Vincent Price vuol somigliare.
Ha un gatto, un cane ed una sorella
ma vuole soltanto una vita più bella
in orridi antri per meglio sognare
con rettili e topi vorrebbe abitare.
Con loro vivrebbe terribili orrori
sentendosi preda di ghiacci sudori.
Vagare vorrebbe in tenebra oscura
sfidando pericoli senza paura.
Con larghi sorrisi accoglie la zia
nè mai vorrebbe lasciarla andar via.
Immagina infatti con grande piacere
di farne una statua per il museo delle cere.
Sevizia ogni giorno il suo cane Abercrombie
sperando di trarne un orribile zombie
col quale poter nella nebbia vagare
per poi fare strage di vittime ignare.
Non vuole soltanto incuter paura
adora egualmente lettura e pittura.
Pinocchi e fatine non legge però
lui adora soltanto i racconti di Poe.
Una notte leggendo alla fievole luce
fece un sobbalzo a una storia sì truce.
La giovane moglie, che tanto adorava
giaceva ancor viva nella sua bara.
Con impeto folle si mise a scavare
quell'orrido dubbio voleva fugare.
Ma ciò che scavava scoprì esser in realtà
solo l'aiuola che amava mamma.
In camera chiuso si ritrovò
ed esser recluso si immaginò.
Il solo conforto in tanto dolore
era il ritratto del grande suo amore.
Mentre languiva triste e angosciato
la madre arrivò e lo colse sul fatto.
Disse
Se vuoi puoi andare a giocare.
Fuori c'è il sole, ti devi svagare.
Tentò di parlare ma gli manco il fiato
la triste prigione lo aveva fiaccato.
Scrisse
Son vittima di una magia
da questa torre non potrò andar via.
La madre rispose
Ma che prigioniero!
Via dalla testa questo sciocco pensiero.
Non sei Vincent Price
sei Vincent Malloy
dovrai comprenderlo, no, prima o poi.
Non sei nè pazzo nè tormentato
la vita non ti ha ancora neanche sfiorato.
Sei solo un bambino di sette anni
va a divertirti e abbandona gli affanni.
La mamma calmata la stanza lasciò
e Vincent distrutto al muro si appoggiò.
Fu tutto che allora si mise a tremare
e dalla pazzia si lasciò trasportare.
Udì Abercrombie, il suo cane, latrare
sentì sua moglie dalla tomba chiamare
orrende cose la donna chiedeva
e con mani scheletriche si protendeva.
L'orrore suo esplose in risata assordante
che in breve divenne un urlo agghiacciante.
In preda a follia alla porta arrivò
ma lì senza vita al suolo si accasciò.
Con flebile voce il ragazzo citò
le parole del Corvo di Edgar Allan Poe.
L'anima mia da quell'ombra laggiù
Non si solleverà mai più
Mai più
Mai più
Vincent (Tim Burton - 1982)
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