«I lampi della fotocopiatrice in faccia, l' allontanamento dell' insonnia da ogni cosa, una copia di una copia di una copia.
Tu non tocchi niente e niente tocca te.
Il buco nella guancia, la tumefazione nerastra intorno agli occhi, la cicatrice gonfia e rossa del bacio di Tyler sul dorso della mano, una copia di una copia di una copia.»
30-10-2005@21:12.12
memoria memoriaaahh
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18-10-2005@15:40.07
have fun! (col cazzo!!)
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E questo??!
No cambiatelo..questo non mi piace.
Cosa è un PIAGGIO Zip marciante??!!!
cosa vuol dire permutasi??!!
Cosa significa go kart 100??!!
E modico conguaglio??!!!
A.I.U.T.O.
Li facevo più comprensibili sti annunci.
Invece non ci capisco una vacca
..mi sento ignorante :°°(
Metallica - Dyers eve
14-10-2005@01:04.51
Questo è il primo annuncio. Quello più importante, perchè ha dato inizio a tutto. Che storia ci v
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Anche a quei tempi il tandem era un mezzo molto particolare, sconosciuto, quasi pericoloso se non lo si sapeva guidare con destrezza.
Io, invece, ci ero nato. Mia madre mi partorì mentre pedalava sul sellino posteriore, ridendo ed incitando mio padre ad andare più veloce, più lontano.
Emisi il primo vagito mentre il vento mi serfazava il visino ad una velocità di 100 km orari.
Fu l'unico oggetto che i miei genitori mi lasciarono in eredità.
Fu l'unica fonte di sostentamento per anni.
Anni in cui gente sconosciuta e solitaria mi pagava per stare in loro semplice compagnia per il tempo necessario di fare il giro della città.
Mi pagava perchè fossi il loro mezzo di comunicazione o di trasporto.
Mi pagava per essere guidata.
Mi pagava per pedalare e poter, senza preoccupazioni, alzare gli occhi al cielo per poterne contemplare l'immensità.
Poi arrivarono i taxi, i treni, gli autobus, gli aerei...
Continuerò a pedalare, come in tanti anni di onorata carriera ho sempre fatto, ma ora imparerò a farlo da solo.
Rammstein - Sonne
11-10-2005@18:13.57
sogno lucchese??!!
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08-10-2005@01:12.52
ringraziamo i NIN per questo
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08-10-2005@00:44.57
[Modificato il 11-10-2005@18:12.53]
e ora sparlano pure >_<
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02-10-2005@20:38.13
Omaggio ad H.P. Lovecraft
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Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Buio.
Quella lampadina al neon stava per scaricarsi...Ed io stavo per impazzire continuando a vedere ad intermittenza.
Il tavolo della cucina straripava di bottiglie colorate, svuotate del loro caldo e confortante contenuto: la soluzione per dimenticare tutto.
Le spostai per fare un pò di spazio dove fare colazione. Dei leggeri tintinni del vetro; gli unici rumori oltre quelli causati dai miei passi e dai gesti flosci.
Indossai il giubbotto pesante; l' orlo delle maniche superava la lunghezza delle mie esili braccia di circa 5 cm.
Erano le 5:14 del mattino. Era ora di andare: Mi misi lo zaino sulle spalle e mi accostai alla porta della zona notte appoggiandomi alla parete chiazzata di macchie.
- Io vado - Atona.
Dal buio corridoio, che portava alla camera da letto, vi fu solo un mugolio sommesso in risposta. Una volta, in un tempo che ora nemmeno io sono in grado di misurare, mi avrebbe salutato con gioia e mi avrebbe raccomandato di tornare per l' ora di pranzo...
Ora invece si limitava ad imitare i versi di una bestia ferita.
Aprii il pesante portone scuro dell' ingresso e fui all' esterno.
La luna, imponente in un cielo blu profondo, mi aspettava fuori dalla porta con il faccione grigio luminoso, pieno di presunzione. Odiavo essere osservata dall' alto.
Iniziai a camminare con la schiena ritta e, velocemente, percorsi il vialetto di mattonelle colorate che mi portò alla strada principale della via.
L' aria era ghiacciata, quasi tangibile. Tirai il cappuccio sulla testa e affondai le mani rigide nelle tasche.
Le case e i condomini ai lati parevano immersi in un sonno profondo ma disperato; non vi proveniva nessun rumore e nessuna luce. Solo io camminavo in quel buio freddo illuminato solo dalla luce lunare e da una fila di lampioni sporchi posti lungo i margini della strada.
Arrivai in fondo, fino all' incrocio dove avrei dovuto svoltare a destra. Mentre camminavo sentii un rumore sul mio lato sinistro...Qualcosa di metallico che cadeva a terra seguito da un verso simile ad un miagolio strozzato.
Non mossi la testa, il collo rimase rigido e continuai a camminare aumentando il passo.
Ma lo percepii con terribile certezza...Sì, uno di loro era lì. Appoggiato ad una ringhiera di recinzione si presentava come un' informe macchia scura alta quasi due metri. Le mie gambe scattarono in avanti in modo nervoso, il respiro si affanno improvvisamente rimanendo, tuttavia, silenzioso. Poteva darsi che non si fosse nemmeno accorto di me.
Speranzosa continuai a camminare a passo svelto lungo il marciapiede del rettilineo con la schiena curva e la faccia rivolta verso il basso. Le nuvolette di vapore provocate dal mio respiro mi appannavano la vista; vedevo a stento come se fossi avvolta da una coltre di nebbia.
Ma quando passai sotto ad un lampione dalla flebile luce ambrata, ebbi la certezza: un' ombra longilinea raggiunse i miei piedi...Santo cielo era dietro di me!
Mi sembrò quasi di percepire il suo respiro, se mai ne avesse uno, penetrare attraverso il giubbino fino alla pelle. O le sue dita, o qualsiasi cosa potessero essere, che potevano stringersi sui miei capelli o sul mio collo per tirarmi verso di lui.
Oh Dio! Cosa avrebbe potuto farmi quell' appartenente agli aborti della natura, quegli orrori che giravano per le strade da settimane che ormai non avevo più il coraggio di contare?
Il terrore prese il sopravvento.
Iniziai a correre in maniera goffa ma veloce, disperata. Quella cosa rimaneva ad una lieve distanza da me...Mi inseguiva!
Perchè? Cosa potevo fare? Aiuto!
L' orrore...Sentivo solo l' orrore dell' ignoto. Del non sapere cosa mi sarebbe accaduto. Del non sapere chi, o forse cosa fosse in realtà la silenziosa figura che mi inseguiva. E meno ne sapevo più combattevo per continuare a non sapere. Per non essere costretta a vedere in volto quella presunta entità mostruosa.
Correvo in preda ad un autentico panico.
Con la coda dell' occhio ne vidi un altro che, ciondolando, sbucava sul marciapiede opposto a quello che stavo percorrendo di corsa. Sebbene non si fosse accorto della mia presenza, l' enorme gobba e il passo barcollante rendevano il suo scuro aspetto ancora più grottesco e spaventoso della cosa che mi stava già inseguendo. Dovetti inconsciamente aver prdotto un gemito disperato perchè quell' essere, che all' apparenza poteva risultare inoffensivo, si fermò all' improvviso volgendo il suo presunto volto verso di me.
Non ebbi il coraggio di guardarlo. Non avevo più coraggio, ero animata solo da una corsa veloce ed istintiva.
Non temevo di morire quella mattina, o forse non me ne rendevo conto. Ma sapevo di aver paura di loro e di ciò che di più mostruoso potevano essere.
Nella corsa veloce il vento mi sferzava il viso; leggere e fredde lacrime si riversarono ritmicamente sulle guance. Lacrime forse non solo provocate dal vento ma dal bisogno bruciante di correre più veloce. Veloce!
Era sempre dietro di me, o forse sarebbe meglio dire che erano dietro di me. Potevo sentire il loro passi scattanti; qualche volta anche lievi strascichii e sibili che non potevano appartenere a nulla se non a qualcosa di orribile ed inumano.
Non osavo voltarmi. Sapevo colo che se l' avessi fatto sarebbe stata la fine.
Seguii la curva dolce della strada che mi avrebbe portato al sicuro. Non c'era un' anima in giro se non la mia: quella che dovevo salvare. Lo zaino iniziava a pesare; l' aria pungente veniva riversata in gola dai miei respiri affannosi. Stavo iniziando a cedere.
Ma...Eccolo! Lo sento! Il borbottìo di un motore malandato. L' autobus era là, in sosta nella scura piazza principale, lo potevo sentire dall' imbpccatura per la via del parco. Il parco abbandonato con il suo odore immondo e pestilenziale e i suoi alberi ridotti a scheletri spettrali.
Non ebbi tempo per pensare ad una strada alternativa. Non pensavo più.
Entrai nel parco senza fermare la mia corsa e lo attraversai seguendo ciò che era rimasto del sentiero: una superficie di mattonelle di pietra sconnesse sui cui non cresceva nulla che non fossero erbacce.
Loro erano sempre dietro, tenacemente. Sentivo i loro flebili versi bestiali provenire alle mie spalle. L' odore, accentuato dall' ambiente circostante, era insostenibile. Avevo la nausea. Numerose goccioline di sudore freddo si riempirono sulla pelle della fronte. La schiena era percorsa da brividi pungenti; avevo un continuo tremore sebbene il corpo fosse bollente.
Li sentivo ovunque lì dentro. Ero circondata, intrappolata. Quanti ne avevo alle spalle? E in quanti si nascondevano di fronte a me? Incespicai in una mattonella ma goffamente rimasi in piedi continuando la mia corsa disperata.
Le luci dei fanali! Dio mio ti ringrazio!!
Mi mancavano un paio di metri...Solo un paio.
Qualcosa mi artigliò il giubbino tirandolo verso di sè, bloccandomi per la prima volta il passo. No! Non volevo voltarmi. le luci dell' autobus iniziarono ad allontanarsi mentre venivo tirata di nuovo all' interno del parco.
Urlai. Stridula ma potente. Tutta la paura, l' angoscia più ancestrale e profonda che avessi mai provato venne vomitata in quell' urlo pieno di orrore. La disperazione mi diede la forza di strattonarmi, di liberarmi da ciò che mi bloccava, di allontanarmi da loro.
Sentii qualcosa lacerarsi violentemente poi le gambe mi portarono in un' ultima corsa, fuori da lì. Lontano da quelle creature informi e grottesche.
La porta stretta dell' autobus era aperta e mi riversai al suo interno abbandonandomi sul pavimento di plastica antiscivolo per riprendere fiato per la prima volta.
-Ti stavano spennando per caso? -
Guardai l' autista, grasso e dalla barba incolta, che mi stava indicando le spalle. E con orrore mi resi conto dello strappo, lungo tutta la schiena, che quelle cose avevano procurato al mio giubbotto nel tentativo di trascinarmi di nuovo nel parco. Dall' interno dello strappo fuoriusciva l' imbottitura, fra cui una quantità infinita di piume d' oca.
- Sì, mi stavano..spennando...- Non ce la feci a sorridere. Mi limitai a sistemarmi i capelli e ad asciugare gli occhi completamente annacquati.
- Stai bene almeno? - L' alito dell' autista puzzava di vino. Aveva un odore sgradevole, non del tutto simile a quello di quegli esseri..ma nemmeno del tutto diverso.
Sapevo che non avrebbero osato spingersi troppo in luoghi rumorosi o in posto in cui la loro vittima poteva svignarsela facilmente.
Stavano là, sul ciglio di quel parco ormai morto, ad osservarmi. Sì, ne ero certa.
Ebbi un brivido.
Timbrai il biglietto e andai a sedermi su un sedile di quell pullman vuoto lasciando dietro di me una scia di piume.
I pannelli sul soffitto dell' autobus, che emanavano una luce pallida, si stavano per scaricare del tutto.
Luce. Buio. Luce. Buio. Luce. Buio.
02 febbraio 2005
Amorphis - My Kantele [Instrumental Reprise]
02-10-2005@20:31.24
[Modificato il 02-10-2005@20:33.28]
dunque..
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Vediamo fin dove me la cavo con l' HTML..
Intanto:
Edit: Evvai..che roba ah?! :D
Amorphis - On Rich and Poor
02-10-2005@20:19.24
Re: allora.
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02-10-2005@18:28.40
[Modificato il 02-10-2005@18:29.43]
allora.
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